Un pane delicato, brutale e precario come il design under 35

Nella zona Ventura del Fuorisalone il design italiano quest’anno parlava la lingua del pane. Una lingua antichissima, generosa perché ci nutre da secoli ad ogni latitudine, e brutale perché la sua estetica non è levigata né facilmente inscrivibile in una forma definita. pane

Il Pain Brut di Antigone Acconci e Riccardo Bastiani  (A/R studio) era, con altri progetti, nella mostra FOODMADE organizzata da Padiglione Italia, un collettivo di diciassette designer under 35. Com’è nato il vostro Pain Brut? “Non volevamo lavorare sul cibo come materia commestibile” spiega Antigone Acconci. “Il food design ora tanto di moda non ci interessava, mentre gli alimenti usati come materia prima per la realizzazione di oggetti d’uso comune era un’idea interessante da sviluppare in un’ottica open source”.

pane 2 Cosa vuol dire? “Se ci pensi tutti abbiamo in casa un po’ di farina, dell’acqua e un forno in cui cuocere un impasto semplice come quello che abbiamo proposto. In questo momento sta esplodendo la tendenza dei makers e, visto che oggi non tutti hanno una stampante 3d in casa, il forno potrebbe essere un surrogato assolutamente funzionale per iniziare a creare oggetti domestici.”

Gli oggetti che avete disegnato hanno però un’armatura metallica. Suggerite quindi che l’atto del designer è nella creazione della struttura – l’anima dell’oggetto – mentre il pane è una superficie temporanea e modificabile nel tempo? “Si, in effetti oggi molti creano, per esempio, cestini di pane da portare in tavola per il pranzo. Ma quei cestini sono destinati a sbriciolarsi presto perché non hanno una struttura di sostegno. Noi abbiamo aggiunto l’idea della struttura che resiste ma abbiamo lasciato un’estetica grezza, un po’ simile al beton brut (cemento grezzo) da cui abbiamo non a caso preso il nome della collezione Pain Brut“. Avete testato la durata di vita del lampadario in mostra? “L’abbiamo fatto durante la settimana d’esposizione e in effetti in quei sette giorni ha resistito al calore della lampadina. Comunque altri designer hanno lavorato su oggetti più durevoli. A noi invece interessava lavorare sull’idea di precarietà, anche perché la struttura in rete metallica che proponiamo è permanente e quindi riutilizzabile più volte. L’estemporaneità è legata solo alla superficie di pane.” pane

La precarietà di cui parli fa venire in mente l’effimero degli anni ’70 e ’80. Ma lo spirito che animava quel periodo era del tutto diverso da quello di oggi. Forse la precarietà di cui parlate ha qualcosa a che vedere con i temi più ampi della vostra generazione? “Credo di si. Vedi, ho lavorato spesso su progetti di allestimenti anche piuttosto importanti, che richiedevano un grande dispendio di energie, materiali, investimenti economici… però duravano solo un paio di giorni. E questo per me era davvero difficile da accettare, sul piano logico e progettuale. Forse perché la mia generazione è cresciuta con la consapevolezza dei problemi ambientali. Affrontiamo i lavori immaginando già cosa avverrà al termine del ciclo di vita di un prodotto, l’impatto ambientale che avrà… E poi è vero che ci portiamo dentro un senso di precarietà, non necessariamente negativo, rispetto alle cose della vita. Sappiamo che ciò che abbiamo in questo momento potrebbe non durare a lungo. E allora cerchiamo di dare risposte buone per l’immediato senza avere la presunzione di rispondere con l’eternità alle richieste dell’oggi, lasciando a chi verrà dopo di noi il peso delle nostre scelte. Come dire? Vale la pena godere delle cose buone di oggi, domani non sappiamo…”.

paneA/R Studio è un sodalizio costituito da Antigone Acconci e Riccardo Bastiani, architetti e designer toscani di base a Milano dal 2004. Entrambi laureati in architettura all’università di Firenze hanno “debuttato” al 100% Design di Londra nel 2007. Tra le altre cose si occupano di interior design ed allestimenti. Nel 2011 sono stati nominati Giovani Designer dell’anno da Elle Decor Italia.